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Cultura dell'esperienza

Un passo avanti, due passi indietro - Intervento di Jan Muche

Nell’ambito dell’intervento “Un passo avanti, due passi indietro” al Museo di Wiesbaden, l’arte di Jan Muche dialoga, fino al 4 aprile, con l’installazione di grandi dimensioni di Kabakov “Il vagone rosso”.

L'artista Jan Muche nel suo studio
Jan Muche

L’arte di Jan Muche affronta il tema delle utopie sociali di sinistra. Nella sala dedicata a Ilya Kabakov, le sue sculture e i suoi dipinti entrano in dialogo con l’installazione di grandi dimensioni di Kabakov intitolata “Il vagone rosso”. L’intervento «Un passo avanti, due passi indietro» è visibile al Museo di Wiesbaden fino al 4 aprile 2027.

Per l’artista Jan Muche, che vive a Berlino, una cosa era chiara fin dall’inizio: un intervento artistico al Museo di Wiesbaden poteva per lui realizzarsi solo nella sala dedicata a Kabakov. Oltre a una vicinanza stilistica, entrambi gli artisti sono accomunati dal confronto con le utopie sociali. Ilya Kabakov affronta una di queste utopie prendendo come esempio l’ascesa e la caduta dell’Unione Sovietica, che ha elaborato artisticamente nell’installazione «Il vagone rosso». Anche l’opera di Muche è caratterizzata dall’interesse per le illusioni sociali, più precisamente per le utopie sociali di sinistra. In tal modo, egli affronta questioni sociali, abusi e ingiustizie sociali. Il suo riferimento agli artisti russi nel linguaggio formale d’avanguardia rende possibile un collegamento con Kabakov, che ha posto l’euforico avvio dell’arte e della politica in Russia all’inizio della sua installazione. Muche riprende lo spirito di Kabakov e lo porta avanti, ampliando la sua installazione con dipinti, sculture e oggetti.

Le strutture in acciaio verniciato di Muche sono testimonianze dell’industrializzazione, delle sue infinite possibilità e, al tempo stesso, del lavoro pieno di privazioni che è stato necessario compiere per realizzarle.

Lavoro, giustizia, distribuzione e partecipazione si intrecciano nell’architettura in acciaio verniciato, dando vita alle questioni sociali con cui Muche mette a confronto il visitatore. L’intervento mostra come i lavoratori possano essere sfruttati e come il concetto stesso di lavoro possa essere strumentalizzato.

Quando Muche cita il testo fondamentale di Lenin del 1904 «Un passo avanti, due passi indietro» come titolo della sua mostra, omettendo però volutamente la «e» in «passi», sottolinea in modo molto sottile che i tempi e i nostri atteggiamenti sono cambiati.

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